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Quando la malattia e/o la non autosufficienza di un nostro familiare fanno ingresso nella nostra vita veniamo assaliti da sentimenti negativi come la tristezza, l’ansia, la fatica e l’inadeguatezza che derivano dal rifiuto della nuova realtà che ci troviamo a vivere.

Per uscire dall’impasse è necessario chiedersi se abbiamo il potere di cambiare la situazione che stiamo vivendo. Se la risposta è no, il passo successivo consiste nel realizzare che accettare quello che non abbiamo il potere di cambiare significa iniziare a guardare le cose con occhi nuovi e darsi la possibilità di aprire la mente a nuove strategie di gestione che ci aiuteranno a vivere meglio.

La felicità è relativa o per dirla con le parole di Josephson:

PER UN UOMO A PIEDI SCALZI LA FELICITÀ È UN PAIO DI SCARPE.

PER UN UOMO CHE INDOSSA SCARPE VECCHIE È UN PAIO DI SCARPE NUOVE.

PER UN UOMO CON SCARPE NUOVE, È UN PAIO DI SCARPE PIÙ BELLE.

E DI CERTO, L’UOMO CHE NON HA PIEDI SAREBBE FELICISSIMO DI CAMMINARE SCALZO.

MISURA LA FELICITÀ CON QUELLO CHE HAI, NON CON QUELLO CHE TI MANCA.

 

Doversi prendere cura di un familiare è molto impegnativo fisicamente ed emotivamente ma ricorrere alla commiserazione di se stessi o a continue lamentele non risolverà i problemi e, anzi, peggiorerà le cose. La cosa migliore che possiamo fare per il nostro bene è di cercare ogni aspetto positivo e valorizzarlo.

Questo tipo di approccio ci aiuterà ad evitare il cosiddetto burnout emotivo, quella condizione di sovrastress che ci fa vedere tutto negativo e ci porta all’esaurimento emotivo.

QUANDO NON PUOI CAMBIARE LE COSE CAMBIA PUNTO DI VISTA!

Chi osserva la propria vita per trovare cose c’è che non va, lo troverà sempre. Chi la osserva con l’obiettivo di individuare tutte le cose belle, troverà quelle.

Allenarsi ad avere un punto di vista positivo favorisce l’instaurarsi di una spirale positiva.

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