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Wandering e Alzheimer

Il vagabondaggio, purtroppo, è un comportamento frequente nelle persone affette da demenza. Spesso chi è affetto da quesa malattia tende a girovagare apparentemente senza meta con non pochi rischi per la propria incolumità.

La storia che stiamo per raccontarvi è una storia a lieto fine ma non tutte le persone che si perdono perchè disorientate hanno la stessa fortuna.

Una signora ottantenne che chiameremo Maria (nome di fantasia) è stata trovata da una pattuglia della polizia alle due di notte di qualche settimana fa mentre girovagava per le vie di Torino. Infreddolita ed impaurita, Maria era in stato confusionale e non aveva più idea di che ora fosse. Quando è stata avvicinata dai poliziotti ha dichiarato di essersi persa e di non essere più in grado di ritrovare la sua abitazione. Maria fortunatamente riusciva a ricordare il proprio indirizzo e i poliziotti l’hanno accompagnata a casa sua. La signora Maria vive da sola e non ha parenti a Torino.

Questi episodi capitano spesso in presenza di patologie come l’Alzheimer e le demenze. Il vagabondaggio, infatti, è un tipico sintomo di queste malattie. Spesso il vagabondaggio si accompagna ad agitazione, irrequietezza motoria e comportamenti motori anomali.
E’ importante, quindi, adottare delle strategie per evitare incidenti di questo tipo.

Cosa è possibile fare in concreto per gestire la situazione?

  • Cercare di capire il bisogno del malato 
  • Evitare di contraddire il paziente in modo diretto (sta fermo)
  • Se possibile e se il paziente non crea situazioni che potrebbero essere pericolose lasciar sfogare il sintomo
  • Garantire un ambiente sicuro
  • Provare a proporre attività alternative che possano essere interessanti per il Paziente 

Questo ultimo suggerimento ci appare particolarmente importante. Infatti l’agitazione ed il wondering sono spesso dovute alla noia oppure alla frustrazione legata all’impossibilità di continuare a svolgere compiti di cui ci si è sempre occupati (andate a lavorare, occuparsi della casa, cucinare, ecc.).

E’ fondamentale, quindi, fornire al paziente delle attività alternative che lo impegnino e lo distraggano. Questo ridurrà il rischio del wondering incontrollato e del verificarsi di spiacevoli episodi come quello accaduto alla signora Maria!

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