Facebookgoogle_plus

“Un annuncio sul giornale o un appello dei familiari in Tv: non è certo infrequente che anziani con problemi di memoria e di orientamento si perdano per strada e non riescono a tornare a casa.

Con tutta la tecnologia oggi a disposizione – viene da pensare – non sarebbe possibile ovviare a questo problema, che oltre all’ansia per le famiglie a volte può sfociare in tragedia? Dotare gli anziani a rischio di smarrirsi di gadget che aiutino a localizzarli e rintracciarli potrebbe sembrare semplice. In realtà, lo è meno di quello che appare.

All’ospedale Molinette di Torino, è stata da poco conclusa una sperimentazione. “Nel reparto cerchiamo di tenere il più possibile le porte aperte, perché sappiamo che è utile per i pazienti: vedendo persone familiari stanno meglio e sono meno disorientati. Nello stesso tempo, però, questo pone dei problemi perché a volte i pazienti tendono ad allontanarsi” spiega Giancarlo Isaia, primario del reparto di geriatria in cui è stata condotta la sperimentazione. Nel corso di sei mesi, undici pazienti tra quelli ricoverati sono stati dotati di un braccialetto a radiofrequenza all’apparenza identico a quello indossato da tutti gli altri degenti, mentre all’uscita del reparto è stato posto un varco elettronico in grado di leggere il codice dei braccialetti e dare l’allarme nel caso in cui un paziente si stesse allontanando. In sei mesi di sperimentazione, l’allarme è scattato 76 volte.

Tecnologie simili potrebbero facilmente esser usate in case di cura, ospedali, centri diurni per malati di Alzheimer, mentre a casa i familiari hanno in genere bisogno di strumenti diversi. “Spesso i familiari si arrangiano con il fai-da-te” osserva Gianni Bestente, ingegnere che all’Istituto Superiore Mario Boella di Torino ha sviluppato diversi prototipi di ausili per anziani con problemi cognitivi. “Per esempio alcuni familiari cuciono il telefonino – ormai tutti hanno la possibilità di essere geolocalizzati – in una tasca della giacca della persona con l’Alzheimer”. In passato si era pensato a varie soluzioni da proporre in diverse fasi della malattia, dal telefono cellulare con la possibilità di inviare un sms con la piantina e le coordinate della persona, hpw a interfacce semplificate del cellulare, con tasto di emergenza e le immagini dei familiari da chiamare, fino a una soglia “elettronica” da appoggiare sulla porta di casa, con allarme che viene fatto scattare da un codice inserito nelle pantofole o nelle scarpe che il malato usa in casa.

Alcune aziende hanno sviluppato la soluzione del braccialetto con Gps, in teoria più affidabile perché sta sempre al braccio. “In questo caso il problema tipico è che il Gps consuma tanta batteria, e nel momento del bisogno potrebbe non essere più disponibile”. Alcuni modelli ora garantiscono una autonomia di alcuni giorni. Altro problema è quello dei costi: dovrebbero entrare in commercio alcuni modelli da 100-150 euro, ma finora i prezzi erano più alti.

L’associazione Alzheimer Uniti di Roma ha sperimentato con la collaborazione di cinquanta famiglie con un malato nelle fasi iniziali un apparecchio con un Gps (si può portare al collo o alla cintura), collegato a una centrale operativa in grado di seguire gli spostamenti della persona, e rintracciarla se si perde. Pochi mesi fa è stato anche firmato un protocollo di intesa con il Ministero dell’interno, che garantirebbe anche il coordinamento con le forze dell’ordine nel caso in cui si renda necessario.

Sull’utilità degli ausili tecnologici per evitare lo smarrimento delle persone affette da Alzheimer esprime un’opinione controcorrente Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia. “Dal nostro osservatorio, posso dire che non è frequente che le famiglie ce li chiedono. I malati si possono perdere, non è certo una cosa impossibile, però non è un’esigenza così sentita, rispetto a molte altre più pressanti” dice. Anche la Federazione Alzheimer Italia collaborerà comunque a una sperimentazione, che dovrebbe cpartire a Milano in collaborazione con l’Istituto Neurologico Besta, testare la funzionalità di un braccialetto elettronico anti-smarrimenti, ma anche per valutare quanto davvero l’uso di questo dispositivo possa diminuire l’ansia dei familiari.”

Fonte http://www.panorama.it/scienza/salute/alzheimer-le-tecnologie-in-aiuto-dei-malati-che-si-smarriscono/

Facebookgoogle_plusmail